Addio al nubilato a Milano: così si festeggia

foto shabby chic style

Succede poi che arriva una partecipazione. Giovane, fresca, allegra. Proprio come i nomi che riporta. Succede, poi, che subisci il secondo trauma dopo l’annuncio del matrimonio di mariamà. Perché dopo 26 di amicizia anche la tua seconda amica storica si sposa.

Il salto generazionale è stato definitivamente compiuto, il cerchio si è chiuso e i cieli si sono oscurati: siamo tutte negli over30-no-more-single. Ora n mi resta che fare un bel respiro e chiedere ai nervi di metabolizzare il tutto. E per arrivare fino in fondo a queste faccende matrimoniali intrise di pianti e parenti, bisogna sempre iniziare da un addio al nubilato. Perché si sa, una sbornia ti fa guardare il mondo con occhi nuovi e vergini.

Scelta la meta: Milano.

Come organizzare un addio al nubilato a Milano?

foto addio al nubilato

Con le idee ancora acerbe e la guida Ilaria più organizzata di Mosè, nonché testimone della sposa, si dà inizio ai preparativi. Tre mesi di whatsappate, idee e scambi di emoticons dalle espressioni losche e minchione, per ritrovarci al giorno della partenza alle prese con disastri e sgambetti della fortuna. Il tutto in gran segreto. Le custodi del Graal sono riuscite a proteggere l’arcano mistero.

E quindi si parte. Destinazione Milano. Il viaggio delle prodi templari si può riassumere in: una valigia dimenticata in macchina a 5 minuti dalla partenza del treno (la mia naturalmente), e Odino che ballava il cha cha cha con l’aereo su cui a bordo c’erano sorella e seconda testimone della sposa.

E per concludere in bellezza l’organizzazione del bachelorette, il padre della novizia, in ansia per il volo piroettante verso Milano, invia per errore un messaggio sbagliato alla sposa: “come è andato il volo? Siete arrivate sane e salve a Milano?”. BOOM. Mesi di lavoro andati in fumo. La sorpresa non sorpresa è stata smontata prima di toccare terra lombarda. Amen.
Ma non importa perché si sa, con i padri delle spose in preda ad andanti turbinii mentali bisogna portar pazienza. Ad ogni modo, il gruppo è riunito. Diamo inizio ai giochi!

Cosa fare a Milano ad un addio al nubilato?

foto belgirate

Se il team è affiatato e capace di divertirsi anche con un paio di ciaspole ad agosto, non c’è modo migliore di iniziare il weekend che con un giretto in barca a vela sul Lago Maggiore. A Belgirate per l’esattezza. Affittate una barca, la nostra si chiamava Obelix. Prenotatela rigorosamente con skipper ma toglietevi dalla testa la fighera e la muscolanza che ci svendono nei film: il nostro skipper sembrava un troll di bosco faito. Stabilite i ruoli in barca. Io, ad esempio, con il supporto di IlariaMosè, ero quella che non faceva una minchia, se non dare un brivido ogni tanto facendo ruotare la barca su se stessa a velocità da regata.

Comunque, fermata la barca passate alla fase successiva: pregare con mani e piedi giunti che, al momento di salpare, gli dei del cielo siano caritatevoli e misericordiosi tenendoci da parte le nuvole.

Quella mattina, dobbiamo aver fatto pena a qualcuno, perché la giornata che ne è uscita dopo l’uragano del giorno prima era favolosa. Una giornata dove lago e cielo si stringevano in un lungo abbraccio.
Il risultato della gita in barca? Giudicatelo voi dalle foto…

foto belgirate

foto belgirate

foto belgirate

foto belgirate

Chi più, chi meno ce la siamo cavata alla grande, tanto da meritarci un super aperitivo sul molo, all’Atlantic City di Belgirate. Chiacchiere, risate e ricordi prima di rientrare in territorio milanese, dove un sonno rigenerante non ce lo ha tolto nessuno. Sapete com’è no, noi gente ultratrentenne di generazione sfruttata adepta di Metropolis, ha bisogno di caricare le batterie a ore alterne.

foto shabby chic style

Un’idea per il sabato sera milanese

Diamo inizio ai festeggiamenti del sabato sera con una scorpacciata di quelle che Unti e Bisunti ci tolgono le briciole dal tavolo. Dove? Al favoloso ristorante belga di Milano, Le Vent du Nord. Tra birre e cucina belga nessuno poteva essere più felice di noi. Che poi, noi, gente originaria delle terre ciociare, non è che ci facciamo parlar dietro quando si tratta di cozze, birra e fettuccine varie.

Non appena finito di scrostare le mani da pescatore che ci sono venute (con salviettine al limone a gogò), ci siamo incanalate nel traffico milanese. Situazione ottimale per schiacciare un pisolino durante il tragitto e uscire dalla macchina fresche come giovani ventenni rampanti. (E comunque io la classica dormitina in auto pre-disco me la facevo anche a vent’anni).

foto addio al nubilato
Tutte pronte per il Bobino Club! Disco very cool in Alzaia Naviglio Grande, dove si balla musica a tema sia all’aperto che in sala. Sembrava volessero farci un regalo dedicando proprio quella serata alla musica più popolare degli anni ’90. Gli stessi anni in cui indossavamo i primi tacchi, un leggero filo di trucco e la voglia matta di ballare ma, occhio, massimo fino alle 2:00 di notte (proprio a volerla tirare per le lunghe), quando fuori ad aspettarci c’erano i papà con il cappotto sopra al pigiama e due occhiaie che la metà bastava.

Ora, invece, eravamo lì da sole a ridere, sudare e cantare a squarciagola con delle occhiaie più fonde e nere dei nostri padri. Il cerchio della sfiga.

Momento dei primi saluti. Struggimenti e abbracci di ogni forma ma senza versare neanche una lacrima. Il motivo? La certezza che era solo un arrivederci e che presto (molto presto) ci saremmo riviste in terra sicula per festeggiare di nuovo un’amica. Stavolta no-more-single ma ancora entro gli enta perché sculatamente di agosto. E lì sì che ci sarebbero state le lacrime, quelle vere intendo, che neanche la resurrezione della mamma di Bambi avrebbe frenato. Meglio non pensarci per il momento.

Arrivederci a tutti in Sicilia.

photo credits: Alice Coccia

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