Ancora in sella, come viandanti pazienti

foto in sella
in sella, come viandanti pazienti

Prima che questo novembre si compia, mi lascio rapire dagli odori di casa. Il muschio umido della legna, le foglie color tramonto a vestire la valle, i rami di ulivo che ardono nei forni a legna e quella foschia fredda che ti segna il viso. E ancora le voci lontane dei contadini, l’erba bruna dei pascoli, il fumo dei camini nei vicoli del paese, il vino rosso.

Poi oggi, dalla finestra, in lontananza, sono riuscita a vederli. Stavano lì, immobili, sulla collina. Liberi come l’utopia di pensare che qualcuno possa esserlo davvero. Erano evanescenti come una notte di luna bianca, a completare un impeccabile quadro di Vermeer. Cavalli.

foto cavalli

A trasalire è stato un ricordo ancora vivido, che fa da eco a sensazioni di platino. Mi faccio scivolare addosso ogni pensiero. Chiudo gli occhi e lascio fuggire la mente…

foto cavalli

Tiro fin su la cerniera rigida degli stivali da buttero, sistemo il cappello, riempio le bisacce. Un controllo alla sella, una carezza sul manto sauro, una frase sussurrata tra le orecchie e uno sguardo d’intesa con chi ha deciso di volare con te. Al galoppo. Per fare invidia a chi non ha il coraggio di partire ma solo di restare.

Un piede nella staffa, uno slancio generoso, e mi tiro su. Basta un attimo per montare in sella ma quello che accade in quell’attimo vi assicuro che non basterebbe una vita a descriverlo. Si sale, sempre più in alto (seppur bene che vada sia quel metro e 75 al garrese). Si tocca il cielo con un dito, si accarezzano le foglie. Si respira aria di diamante. Si sta in pace con il mondo.

Perché in sella timori e sofferenze non sono contemplati. In sella i sogni folli che nascondiamo diventano realtà e pure se così non fosse poco importa. Sono in pace. E si fottano tutti perché io sono su e una volta salita che ci provino a fermarci.

A terra, dietro di me, riesco a mollare tutto senza il dubbio di voltarmi indietro. Afferro le redini, quelle della mia vita. Le riprendo e non le lascio più. Siamo soli finalmente, io e il mio cavallo. La mia ombra confortante. Soli a mettere da parte le paure, le preoccupazioni e l’ansia di arrivare poi chissà dove. Perché alla fine, ma che importa della meta: quello che conta è il viaggio. Arrivare in quel punto perché è giusto che si arrivi in quel punto. Ma chi lo ha deciso? Siamo talmente focalizzati sull’obiettivo che ci sfugge l’ebbrezza del viaggio.

foto cavalli

Ho percorso sentieri di roccia e strade di fango. Ho attraversato fiumi e ascoltato il cavallo quando mi chiedeva di fidarmi di lui e di allentare le redini. Perché a volte le redini vanno allentate, che a guidare non siamo sempre noi. Ho ascoltato il canto delle allodole e seguito le tracce dei caprioli. Ho ammirato il volo di un falco che mi indicava il sentiero, e ascoltato il rumore degli zoccoli  sulla brina dei prati.

E, poi, una volta pronta a spiccare il volo si accorciano le redini. Un bel respiro a saziare i polmoni. L’adrenalina che scorre nelle vene, la passione che brucia sotto la sella e la voglia di andare che mi divora.

Provo a cercare nuovi occhi con cui guardare quello che accade intorno. Monto in sella e cavalco i giorni procedendo come un cavaliere errante. Pronto a scrutare cosa lo aspetta dietro la prossima collina. Laggiù, proprio oltre quel bosco che ancora riesco a vedere puro e terso come la prima volta.

foto cavalli

Io ancora non lo so cosa troverò al di là di quegli alberi. Ma una certezza ce l’ho. È che non ho alcuna intenzione di scoprirlo se non in sella ad un cavallo. Che da lassù, credetemi, la vita ha tutto un altro sapore.

La vita è quel che decidiamo di farne. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma quello che siamo.

Fernando Pessoa

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