Anno che vieni, Anno che vai

anno che vieni, anno che vai
anno che vieni, anno che vai

Si tirano le somme. Si fanno sottrazioni. Si procede alle moltiplicazioni (e non dei pesci). Si passa alle divisioni.
Il countdown è iniziato. Ci siamo. Saluto a mano aperta il 2016. Facciamo pure che mi sbraccio fino a correre il rischio di farmi venire una scapola alata. Che il messaggio deve essere ben chiaro: saluto a gran voce un infernale 2016.

Anno che vieni, mi sussurri è giunto il tempo dei bilanci ma anche dei lanci e dei rilanci. Mi scrollo di dosso le macerie di quello che resta di un’annata d’autore. Faccio il punto della situazione. E metto punto a situazioni, con lo stesso inchiostro che ha dato forma alla firma di una separazione.

Anno che vai. Ti affido il ricordo della mano tremante che arranca nel tenere la riga, gli occhi d’acqua e il cuore gonfio di rassegnazione. Una delle cose più difficili da affrontare: la fine di un amore con cui fare i conti. Il primo fallimento. Il primo vero atto di coraggio. Che ci vuole coraggio ad ammettere certe cose. Ancor di più a dirle ad alta voce. Ancor di più a firmarle e controfirmarle in una sede giudiziaria.

Anno che vieni. Ti lascio il compagno della vita e mi tengo stretto tutto quello che ha saputo darmi in questi anni. Perché se è vero che un amore non è stato vano e gli abbiamo dato valore, è doveroso proteggerne il ricordo lasciandolo libero di finire quando il destino lo richiama a sé.

Anno che vai. Te lo lascio lì. Il 31 dicembre del 2016, a smorzarsi come stelle contro il sole. In una pagina di vita da non scarabocchiare con ostinazione e false verità, ma disegnandola con la maturità e il rispetto che ogni amore merita.

Conserva tu, anno che vaiquei giorni perduti a rincorrere il vento. Una vita immaginata, un futuro negato. Che, diciamocelo, la vita non si immagina. La vita si vive e il futuro si scrive.

Anno che vieni. Conservo la dignità di riflettermi in gocce di rugiada su fili d’erba. A testa alta, in ogni prato, senza il timore di scoprire rancori e rimpianti. Che non c’è cosa peggiore del riconoscere il riflesso di spettri di corallo che non trovano silenzio.

Anno che vai. Abbandono a te la fatica di affrontare giorni di ansie, ipocrisie e di parole non dette. Lascio a te i passi falsi e i dolori pianti. Che brucino con l’ultimo ceppo dell’inverno, in attesa che dicembre si trasformi in maggio.

Anno che vieni. Tengo con me la volontà di seguire la strada che voglio. Costi quel che costi. Zaino in spalla, vesciche ai piedi, una strada di montagna, un libro da leggere, un cuore d’inchiostro e il desiderio di riempire pagine bianche con storie fantastiche. Perché se si dimentica la fantasia, ebbene, le giornate non hanno colore. Del resto come Shakespeare insegna: Il pazzo, l’amante e il poeta non sono composti che di fantasia. E che senso avrebbe non provare ad essere uno di loro?

Anno che vai. Resto con te fino alla fine, a guardare le braci morenti di un ciocco di Natale. Che magari a raggiungermi saranno le fate, per riunirsi in festa intorno al focolare e salutare insieme l’anno che se ne va.

E sinceramente vi auguro…

Vi auguro un 2017 pieno di miele, noce moscata e zenzero. E se vi state incamminando verso Scarborough Fair, non dimenticate di portare con voi un sacchetto di prezzemolo, salvia, rosmarino e timo, per dare al viaggio il sapore che serve.

Vi auguro un anno pieno di stupore, perché non c’è serata più appagante di un “wow, che giornata“. Lasciatevi, poi, incantare dalla luce del mattino. Fermatevi un attimo, chiudete gli occhi. Tirate su un bel respiro a pieni polmoni e aspettate. Fatevi trovare e lasciatevi abbagliare dalle stelle che vi passano davanti come comete. Seguite la loro scia e volate sull’Isola che non c’è con polvere di stelle, cullati dal flauto di Pan.

Vi auguro di non sciupare il tempo. Osate, Osate Osate. Trovate la forza di mettere punti e di ritrovare quelli perduti. Sbagliate, per carità. Che una volta che si sbaglia poi si riscopre sempre il coraggio di scorgere la strada giusta.

Vi auguro che sia sempre primavera, che possiate rinascere come un fiore che sboccia su un ramo secco.

Vi auguro di avere la forza di dare respiro alle stagioni e di volare spensierati con il vento.

Lasciatevi corteggiare. Fatevi amare. Lasciatevi travolgere. Fatevi appassionare. Date una pennellata di ironia intorno a voi. Insinuate leggerezza nei ricordi e seppellite tutti con una grassa grossa e fragorosa risata. Che ridere fa bene all’anima (alle rughe d’espressione un po’ meno, ma chi se ne frega). E ridete ancora una volta. E poi un’altra ancora.
Sempre.

Lo auguro per me. Lo auguro per voi.

Buon anno a voi, amici
Con affetto
Alice

E seppure in questo post ci fosse ancora del dolore, lo vorrei cancellare con un tocco di magia rubato a Luna Lovegood, la Magizoologist di Harry Potter:

Mia mamma diceva sempre che le cose che perdiamo trovano sempre il modo di tornare da noi… Anche se non sempre come noi ce l’aspettiamo.

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