Boyhood: 12 anni da Oscar

foto boyhood
Film Boyhood

Cominciamo da qui…

Certo che 12 anni sono lunghi. In 12 anni può succedere di tutto. Grandi speranze, sogni infranti, sguardi dimenticati e parole scalfite nella testa. Credetemi, 12 anni sono davvero lunghi e può succedere di tutto. Ma se mi avessero detto che per 12 anni il cinema avrebbe seguito e filmato la crescita di un ragazzo vi avrei riso in faccia fino ad avere le tonsille in fiamme. Allibita, per n dire perplessa, davanti alla scoperta che ciò è realmente accaduto. Per 12 anni.

foto Boyhood
Ellar Coltrane: protagonista di Boyhood film

Il regista statunitense Richard Linklater ha tentato l’impresa che nessuno ha mai avuto il coraggio (o la follia) di azzardare: il film Boyhood. Girato per brevi periodi tra il 2002 e il 2013, Boyhood è un’esperienza cinematografica innovativa che copre 12 anni di vita di una famiglia. Al centro della storia c’è Mason (Ellar Coltrane), che assieme alla sorella Samantha (Lorelei Linklater), vive un viaggio emozionale e trascendente attraverso gli anni, dall’infanzia all’età adulta.

Come è nata l’idea del film

Il film ha già conquistato 3 Golden Globes (Miglior Film Drammatico, Miglior Regista, Miglior Attrice Non Protagonista) e un Orso d’Argento per il miglior regista al Festival di Berlino 2014. Mi aspetto, quindi, di trovarlo agli Oscar con il fiato sul collo ai titoli in lizza per la statuetta più ambita, quella del Miglior Film.

La tentazione di definire Richard Linklater “il regista del tempo” è piuttosto stuzzicante. Linklater, infatti, aveva già tentato di catturare il tempo con un esperimento che, a colpo d’occhio, potrebbe essere definito simile a Boyhood. Parlo della trilogia iniziata con Prima Dell’Alba (1994), Prima Del Tramonto (2004) e conclusa con Before Midnight (2013). Ma non lasciamoci confondere, perché tra la sua trilogia e Boyhood di differenza ce n’è. E anche tanta.

Nella trilogia il regista racconta il cambiamento, di 10 anni in 10 anni, immortalandolo in tre pellicole da poco più di un’ora ciascuna. In ogni film rivediamo la sintesi di quella che è stata in 10 anni la vita dei protagonisti.

Boyhood, invece, offre fatti e momenti di una routine quotidiana, senza arrivare a nessuna conclusione se non quella dell’inevitabile scorrere del tempo. L’unico scopo di Linklater sembra essere quello di far vivere attimo per attimo l’avanzare del tempo, capovolgendo in un certo senso i ruoli e il concetto di voyeurismo del cinema. Non è più lo spettatore ad essere voyeur grazie al cinema, ma il contrario. È il cinema che si rende voyeur e testimone della vita quotidiana di un ragazzo americano come tanti.

La cosa straordinaria è che in Boyhood il tempo, vero protagonista del film, scorre in modo naturale davanti allo spettatore, da un anno all’altro, senza essere minimamente percepito.

Ma al di là della novità di un film durato 12 anni, dietro Boyhood c’è dell’altro. Sullo sfondo di un’America e di un mondo che cambia troppo velocemente, non ho potuto fare a meno di chiedermi come fosse diventata l’infanzia di un ragazzo oggi. Nella mia, quella di una trentenne disillusa, ci bastava raccogliere figurine, collezionare vestiti di Barbie e divertirsi con una bicicletta e un ghiacciolo fino a tarda sera. Siamo cresciuti a corse nei prati (i più fortunati), ginocchia sbucciate, polpette di terra e biciclette spacciate per cavalli. Ma, oggi, ai “tempi del web” com’è la crescita e l’adolescenza di un ragazzo? Non per scendere nei soliti discorsi triti e ritriti dei vecchi che guardano i lavori in strada, ma il regista non dà troppa scelta se non un confronto scoraggiante e rassegnato.

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Ellar Coltrane, protagonista di Boyhood

Nel girare Boyhood, il riassunto di ogni anno veniva concentrato in poche ore di riprese, responsabili nel comunicare i sentimenti di una persona che aveva appena messo punto ad un anno della vita. Ogni espressione, ogni brufolo, ogni cambiamento di voce, ogni capello diventato bianco viene trasmesso allo spettatore che vive l’infanzia e la crescita di un bambino. Era come fare un atto di fede, confessa il regista, Un grosso impegno per tutti, dal casting all’intera produzione.

Intervista al regista Richard Linklater

Un progetto a dir poco folle, ambizioso e ammirevole di una “troupe” che merita molto più di un semplice biglietto del cinema. Il mio consiglio è: partiamo da Boyhood, siamo audaci e sfacciati come Linklater, siamo noi stessi, e continuiamo a crescere insieme fino ad invecchiare. Giriamo il nostro film.

Pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook del film

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