The big SÌ

Pare che quando una storia inizi male finisca anche peggio. Nel mio caso è finita con il matrimonio. Un matrimonio piuttosto particolare e bizzarro, ma dove si avvertiva un sentimento che alle volte, nei matrimoni, passa inosservato tra riso che vola e open bar.

 

Tre giorni per organizzare il tutto. Tre giorni per gestire futuro sposo in panne, tenuto alla debita distanza di 90 km; padri in crisi di identità e agitazione psicomotoria (probabilmente più per la felicità di essersene tolto una di torno); mamme più sagaci che hanno fatto voto di silenzio e mamme più impavide che sono schizzate oltre i limiti dell’umanamente sopportabile. Insomma, tre giorni che il circo dei Freaks ci faceva un baffo.

 

Sgrullatina di pioggia al momento di entrare in chiesa, tanto per untare gli 86 scalini della salvezza, breve sketch con il padre-accompagnatore-sposa e poi lo start della maratona fino all’altare. Salita/discesa dalla macchina combattendo con una meringa di veli addosso; corsa ad ostacoli sui gradini della chiesa disseminati di trappole varie; e per ultimo lo scatto finale: staffetta per raggiungere la navata: il thriatlon ormai mi scalda i muscoli.

 

Tutti ai propri posti. Più o meno ordinati. Più o meno in lacrime. Da qui tutta in discesa. Ogni cosa sembrava tornare su quell’altare. I singhiozzi di Mariamà nell’orecchio sinistro, testimone nonché amica del cuore fin da quando si iniziano a fare cazzate; l’austerità cinica di mio fratello che ogni tanto cercavo con lo sguardo per ritrovare i miei 30 anni; la persona che ho scelto per cavalcare sullo stesso sentiero; un fratello acquisito; un amico fraterno.

 

E poi alle nostre spalle, quasi a guardarcele dai rischi di una vita insieme, le colonne d’Ercole: i miei, i suoi e le famiglie di sempre.

Quello che fino a pochi minuti prima era sembrato un traguardo impossibile, è diventato nel giro di un SÌ non l’arrivo ma l’inizio di un nuovo viaggio. Stavolta non più da sola ma con qualcuno disposto a dividere la stessa valigia (mi auguro, però, che non prenda la cosa in senso letterale). Perlomeno lo ha promesso davanti a testimoni più o meno presenti, più o meno sobri.

È vero, me lo ricordo. Lo vuole. Lo voglio.

Se, poi, siete ancora increduli e avete bisogno di ulteriori prove che tutto ciò sia davvero accaduto, qui una magnifica gallery con alcuni tra i momenti più belli.
Photo credits: Nazzareno Lemma

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