Una storia da Scarborough Fair

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Scarborough Fair

Vi racconto una storia, passata di bocca in bocca, di villaggio in villaggio, di generazione in generazione, poiché tramandata dagli indiani Arapaho a monito di quello che conta davvero nella vita. La vita stessa.
E allora amici, se vi capita di incontrare la vita, quella vera intendo, fatta di emozioni inspiegabili e completamente irrazionali, non lasciatevela sfuggire. E vivetela finché il tempo e le possibilità ve lo consentono. Buona lettura.

Una storia da Scarborough Fair

foto Scarborough Fair

Il vento dell’ovest che segna la fine di un’estate portò con sé grandi cambiamenti a Scarborough Fair. Che fossero inaspettati, desiderati e funesti non è dato saperlo, se non forse a chi aspettava qualcosa o qualcuno da tempo.

Sulla costa di una montagna, ancora dipinta dal verde dei prati e da una spruzzata di foglie gialle, si udivano i canti di un villaggio indiano, Scarborough Fair, ancora troppo puro e nascosto in un angolo del British Columbia per essere contaminato dall’uomo bianco.

Il corno di Chepi, Spirito Guida del bosco, suonò tre volte nella notte del solstizio d’autunno. Una in più rispetto alle ultime lune. In pochi ne conoscevano il motivo, in pochi cercarono delle risposte nel villaggio. La decisione di quella così strana scelta spettò ai Grandi Capi, i cosiddetti Saggi. Era a loro che gli indiani Arapaho di Scarborough Fair si rivolgevano per dare pace alle proprie domande.

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Quella notte finì per essere la più stellata degli ultimi mesi. Si riuscivano a distinguere anche le stelle che ancora dovevano mettere le ali: i cieli erano così bassi che quasi sembrava di riuscire a sfiorarle. La luna poi. Una falce brillante compagna di giochi dei più piccoli del villaggio, che con il lazo si divertivano a cercare di afferrarne l’angolo più basso. E tutti gli Arapaho, in quella notte di sogni e magie, si riunirono intorno ad un solenne falò per ballare con gli elfi, intonare inni agli spiriti del fiume Saskatchewan e ascoltare le leggende narrate dai Saggi fino al sorgere della Stella del Mattino.

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Fu in quella notte che il vento dell’ovest fece capolino a Scarborough Fair, portando con sé gocce di brezza dell’Azzurra Cascata e note di corteccia di betulla. Non c’era nessun altro posto in cui sarebbe voluta stare Aylen se non sdraiata sulle radici del Grande Albero ad aspettarlo. Non si sarebbe persa quel momento per nulla al mondo.

Ma con il vento dell’ovest quella notte arrivò qualcos’altro. Aylen scrutò tra gli alberi una sagoma illuminata da diamanti di nebbia e polvere di stelle. Si avvicinò ad Aylen con un passo familiare e la salutò nello stesso modo di sempre. Chiunque sembrava essere tranne che Enapay, il compagno di corse che conosceva da una vita, con cui era cresciuta, con cui aveva riso e discusso così tante volte che neanche ne aveva più memoria.

foto Scarborough Fair

Il loro primo vero incontro fu ai piedi del Grande Albero, un salice millenario che con un soffio aveva dato vita al cuore di un popolo. Fu come conoscersi, guardarsi e sfiorarsi per la prima volta. E furono brividi e sensazioni così intense tra Enapay e Aylen che ne rimasero travolti e confusi al tempo stesso. Nessuno dei due sapeva come spiegare quell’alchimia, ma non importava. Perché quello che avevano in quel momento bastava a dare risposte a qualsiasi domanda.

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Enapay non era di molte parole. Non lo era mai stato. Ed era solito tenere l’arco in una mano e un girasole nell’altra, così che non appena donava il suo fiore era pronto a colpire con l’arco per paura di restarne ferito. Sperare che dicesse più di una parola in una situazione così travolgente sarebbe stato davvero troppo.

Aylen era l’esatto opposto. Un fiume in piena. Di solito aveva lei le parole per tutti e due ma in quella circostanza aveva stranamente bisogno che Enapay dicesse anche una minima cosa. Che le desse un segno per ricordarle che non era solo un sogno e che, forse, valeva davvero la pena restare, ancora per un po’, rapiti da quel vortice di sensazioni.

Ma come al solito, prese coraggio e si fece avanti lei, sussurrando qualcosa ad Enapay in quella notte di chiaro di luna:

Sai parlare al vento? – chiese Aylen

Non saprei, ma posso provarci– rispose lui

– Allora affidagli i tuoi pensieri, li custodirà per te e al momento giusto mi soffierà incontro, mi annuserà i capelli e me li sussurrerà nell’orecchio così che finalmente possa conoscerli anche io. Lascia al vento i dubbi, i misteri, le paure. Lui è nostro amico, saprà come perderli per strada senza che tu ne ricorda il peso. 

Ascolta quando passerà tra le lunghe braccia del salice e cercami con lo sguardo. – continua Aylen – Non ci sarà più bisogno di parole, ma solo di mani intrecciate e di abbracci stretti per fuggire via con lui. Voleremo su montagne innevate, vallate verdi e distese azzurre.

Accarezzeremo le stelle, balleremo con ghiandaie azzurre, baceremo l’acqua gelida della cascata. E non avremo bisogno di altro se non del solito sguardo complice per sorridere insieme. Una volta che avrai affidato al vento i tuoi pensieri e io li conoscerò, allora potrò scorgerti ancora una volta tra gli alberi di Bosco Faito, con ghiande di quercia in tasca e in mano non più l’arco ma un mazzo di prezzemolo, salvia, rosmarino e timo. E dunque capirò.

Queste sono le ultime parole di Aylen a me giunte. Ora, amici lettori, come sia finita la storia tra Aylen ed Enapay non so dirvelo davvero. Un giorno forse. Forse. Incontrerò per strada una ghiandaia azzurra che si poserà sulla mia spalla e mi racconterà il finale di questa bizzarra storia nata a Scarborough Fair.

Nel frattempo, vi saluto con un’antica poesia indiana. Un monito da non dimenticare mai, neanche quando si perde la bussola per un attimo.

Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un salice solitario.
Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.
Tieni stretta la vita,
anche se è più facile lasciarsi andare.
Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanata da te.

Per saperne di più su quello che accadde il giorno dopo…

In viaggio da Scarborough Fair

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