Il Blackhat di Michael Mann

foto blackhat
Film blackhat

Cominciamo da qui…

A distanza di sei anni, Michael Mann torna a far parlare di sé con il suo ultimo film, Blackhat, in uscita nelle sale cinematografiche il 12 marzo. Con Blackhat torniamo nel mondo della criminalità organizzata, con un’accusa rivolta non più alle grandi multinazionali (come nel film Insider-Dietro la criminalità), ma al pericolo ossessivo della criminalità informatica globale.

Il film della Legendary Blackhat segue un detenuto in permesso, Nicholas (Chris Hemworth) che, insieme ai suoi soci americani e cinesi, è a caccia di una rete di criminalità informatica di alto livello, viaggiando da Chicago a Los Angeles fino ad Hong Kong e Giacarta.

Quando si dice il primo amore non si scorda maiMichael Mann dopo aver compiuto voli pindarici tra diversi generi cinematografici, passando dal film L’ultimo dei Mohicani alla biografia del campione (Muhammad) Alì, è tornato alla sua grande passione: l’action movie in “stile night”. E la sua nuova creazione, Blackhat, la rispecchia in pieno. Siamo tornati alle notti di Collateral, quando il gioco di luci psichedeliche della città sembrava avere quasi la meglio sul plot del film. Ma con Blackhat siamo proiettati ad un futuro digitale e (in)controllabile.

Considerato da alcuni il maestro del cinema moderno d’azione, il Michael Mann di Blackhat sembra essersi aggiornato con i tempi della criminalità organizzata, rendendo protagonista del film il pericolo sempre più percepito del cybercrimine. Siamo piuttosto lontani dalle sparatorie di Miami Vice, quando i rumori della città erano esasperati e accompagnati dal calore delle luci notturne. Ora in Blackhat hanno la meglio i rumori dei tasti della querty, che ci proietta con impeccabili effetti speciali all’interno di codici e di meccanismi virtuali.

A dare respiro al film, le riprese panoramiche dall’alto e i vasti spazi aperti che fanno da contraccolpo al soffocante mondo virtuale in cui si svolge l’action.
Il dado quindi è tratto: Michael Mann si proietta decisamente verso il futuro e Blackhat ne è la prova. Il pericolo del cyberterrorismo è reso con un montaggio ritmato al massimo, inquadrature moltiplicate portate quasi all’estremo e dialoghi ridotti all’osso. Mann è entrato appieno nel sistema del linguaggio cyber, completandolo con effetti speciali senza i quali Blackhat non avrebbe senso di esistere.

Tra il fascino e il timore che si nutre verso la figura dell’hacker, Blackhat è una miscellanea di politica, crimine, mondo virtuale che oscilla tra fantasie, minacce e pericoli neanche più troppo velati. Il tutto condito con un spolverata di sentimento che in un action movie non guasta mai, neanche se tra le maglie della rete.

Ed ecco che Blackhat diventa un film da vedere per trascorrere una serata tra scariche di adrenalina ai limiti della realtà con firma d’autore.

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