Non sposate le mie figlie

Cominciamo da qui…

Ho sempre sentito dire che ogni padre lascia andare la sua prole femminile con una certa stizza. A me risulta che il passaggio del testimone, in alcuni casi, è stato più traumatico per lo sventurato neo-marito che per il capo famiglia “cedente”. C’è chi all’altare ha consegnato il pacco bomba con la frase Ecco, lascio a te la mia cambiale; o chi continua a dire Ti ammiro sai, per aver avuto il coraggio di fare un passo del genere…ma forse non sapevi bene quel che facevi. Troppe droghe in età giovanile. Tempi moderni.

Ad ogni modo c’è stato qualcuno di vecchio stampo che ha avuto qualche difficoltà nel mollare l’osso al nuovo di casa: mio nonno. Nonno Ruggero, uomo tutto d’un pezzo di alto rango sempre e solo devoto al duce di primo periodo. La sventura più grande che poteva mai capitargli con 3 figlie da maritare? Un genero filo-comunista: mio padre. C’è poco da immaginare nella reazione di Don Ruggero. E la decisa risposta di papà alla scetticità del Don? Il disegno di due svastiche sul muro d’ingresso della casa “fascista”. Prontamente Sir Ruggero passò delle mani di vernice per coprire l’affronto e altrettanto prontamente altri due disegni sono comparsi sul muro di cinta. Stavolta falce e martello. Tanto per essere democratici no?! A distanza di parecchi anni di matrimonio, mio padre ancora nasconde il malfatto dicendo di non saperne nulla.

Questo bizzarro aneddoto, perché vi giuro è accaduto davvero, mi è tornato in mente con l’esordio del film Non sposate le mie figlie. Dopo Benvenuti al Nord e Quasi amici, il cinema francese tira fuori un’altra delle sue chicche nell’ambito della commedia. Assolutamente deliziosa. Non sposate le mie figlie è il titolo del nuovo fenomeno cinematografico dell’anno, che in Europa ha incassato 130 milioni di euro, con oltre 12 milioni di spettatori solo in Francia.

Diretto da Philippe de Chauveron, Non sposate le mie figlie ci spalanca le porte di casa Verneuil, dove abitano Claude e Marie, una tranquilla coppia borghese cattolica e conservatrice che ha allevato 4 figlie secondo i principi di tolleranza, integrazione e apertura, che sono nei geni della cultura francese. Ma il destino li mette a dura prova – non una ma ben 4 volte!

Il primo boccone amaro arriva infatti quando la loro primogenita decide di sposare un musulmano. Ma poi la seconda sceglie un ebreo e la terza un cinese. Ormai tutte  le loro speranze di assistere ad un tradizionale matrimonio in chiesa vengono riposte sulla figlia minore che finalmente,  grazie al  Cielo, ha incontrato un bravo cattolico…
Siamo sicuri, però, che anche i cattolici non nascondano qualche sorpresa?

Non sposate le mie figlie

Non sposate le mie figlie è un’esilarante commedia dalle grasse risate assicurate, nata da una situazione sociale sempre più spiccata. Pensate, il 20% dei matrimoni celebrati in Francia avvengono tra soggetti di origini e religioni diverse. Il regista confessa:

Io stesso ho potuto testare il tipo di difficoltà e reazioni che la mescolanza di razze, culture e religioni diverse può provocare in una famiglia borghese e cattolica, provenendo da quel tipo di ambiente. Certo i miei genitori erano più alla mano dei Verneuil, mia madre però teneva corsi di catechismo e il mio rifiuto di fare la prima comunione l’ha preoccupata non poco.

Volevo realizzare un film dove le differenze potessero emergere senza retro pensieri, e con divertimento. Penso che la molteplicità di culture in Francia sia una vera ricchezza e ci tenevo a fare un film dove le risate scaturissero in modo autentico, senza rigidità, perché anche vizi e diffidenze fanno parte di ognuno di noi. Il primo test group perciò sono stati proprio i miei amici, persone appartenenti a comunità diverse. Il loro parere positivo e disinteressato, insieme a qualche suggerimento, hanno confermato che la storia funzionava.

Una storia che a pensarci bene ha avuto un precedente. Forse anche più marcato e avanguardista: il film di Stanley Kramer, Indovina chi viene a cena (1967), interpretato da Spencer Tracy e Katharine Hepburn. Indovina chi viene a cena è stato il primo film in assoluto a portare sul grande schermo un tema così delicato, quello dei matrimoni misti, che seppur a distanza di anni, continua a creare delle situazioni di imbarazzo e, se vissute dall’esterno, di comicità.

Come in Indovina chi viene a cena, nel film Non sposate le mie figlie l’incontro tra consuoceri viene approfondito e diventa l’apice della commedia francese. Temi come l’unione e il confronto tra religioni, culture e tradizioni differenti viene vissuto dallo spettatore con la leggerezza di una risata, ma senza lasciare al caso l’aspetto “drammatico” dell’incontro/scontro tra famiglie “diverse”.

Sicuramente Non sposate le mie figlie è un film da vedere, per rilassarsi davanti ad una commedia spassosa ma anche per superare con un matrimonio quei pregiudizi, che nonostante il bel parlare, continuano a vivere nella nostra società.

Ah, per quanto riguarda la mia storia invece… Il matrimonio dei miei, alla fine, c’è stato e da quanto mi hanno raccontato è avvenuto in totale serenità, senza falci o martelli volanti. E continua a navigare in acqua più che serene. Il rampante giovane comunista, negli anni, ha riposto in cantina tutte le speranze e gli attrezzi della sua lotta politica; Don Ruggero, dopo aver sposato altre due figlie femmine, si è reso disponibile ad affacciarsi a nuovi orizzonti politici. anche se il primo amore, lo sappiamo, non si scorda mai.

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