Villafraca del Bierzo-Trabadelo: 3 Tappa del Cammino di Santiago

cammino di santiago
il cammino di santiago

Un passo alla volta, in effetti, può bastare…

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

Italo Calvino

Ciò che può apparire come l’ovvietà e la semplicità del più naturale degli atti che ci appartiene, il camminare, continuava a rivelare aspetti insoliti e misteriosi. Passo dopo passo, freccia dopo freccia, quella elementarità del procedere senza sosta veniva sostituita da un dispiegarsi di incontri e “casualità” che dire disarmanti sarebbe riduttivo.

Dopo una zuppa di nonsocosa, rigorosamente gluten free, divorata in un giardino di Villafranca, mi rimetto in marcia. Da sola. Quel trio improvvisato di pellegrini si scioglieva per seguire ognuno il suo sentiero. La tappa a cui miro è Pereje, punto di sosta di chi ha deciso di fare un ulteriore sforzo per avvicinarsi al “mostro”: il monte O’ Cebreiro.

Uscendo da Villafranca mi ritrovo nel bel mezzo di un gruppo di tedesche esaltate, che hanno deciso di affidarsi a me per uscire dalla cittadina. Provo a spiegargli che il mio senso dell’orientamento, temprato da un’imbarazzante abilità di distrarmi anche per una lumaca che attraversa la strada, è quanto di più deleterio esista per chi vuole indicazioni. Ma non mi credono. Non so perché ma pare che ispiri fiducia. Pare…  io sarei capace di girare in tondo per 30 km senza lasciare mai Villafranca ed essere convinta di aver scoperto il Nuovissimo Mondo. Finalmente riesco a liberarmi delle tedesche aumentando il ritmo e chiedendo uno sforzo surreale ai miei tendini già doloranti.

Il passo è serrato, impetuoso, quasi incontrollabile. Al punto tale da catturare l’attenzione di una spagnola minuta eppure di ferro, di nome Rochelle. Ci sono persone a cui si permette di varcare la propria bolla prossemica in modo del tutto naturale. Senza avvertire il minimo fastidio o disturbo, anzi. Rochelle è stata per me una di queste persone.

foto rochelle
le facce da pellegrine sbattute sono uno spettacolo quasi miserevole: io e rochelle

Rochelle, spagnola doc di Pamplona ha deciso di investire i suoi sudati giorni di ferie nel Cammino. Il compagno l’avrebbe raggiunta a Santiago su un comodo pullman. Una tosta insomma. Partiva da Cacabelos, quindi avrebbe proseguito oltre Pereje, dove io invece avrei dovuto aspettare gli amici del Monte Irago. Stavamo per salutarci quindi, ma ci saremmo incontrate ancora. Ne ero sicura.

A Pereje c’è un solo ostello. E sul Cammino vige la rigorosa regola chi tardi arriva male alloggia. Non sono pochi i pellegrini che, partendo da Ponferrada, decidono di fare un ulteriore sforzo per superare Villafranca del Bierzo e avvicinarsi al Cebreiro. In questo caso la sosta viene fissata a Pereje. L’ansia di non trovare posto in quell’unico albergue non è poca. Lo scotto di arrivare tardi e restare senza materasso è dover percorrere altri 5 km per raggiungere il primo albergue disponibile, a Trabadelo. Si superano così i 34 km.  E credetemi, al 28esimo corpo e mente iniziano a ballare la Macarena. Tranne per Massimiliano, che pare viaggi ad una media di 40-50 km quotidiani… [Evitiamo di farci domande a cui non siamo in grado di dare risposte…]

foto pereje
albergue di pereje

Non sapevo neanche io cosa mi succedesse, sentivo solo che il cammino continuava a chiamarmi. Quindi nonostante avessi a disposizione un ostello ancora vuoto, con la preziosissima possibilità di accaparrarmi il letto migliore, prendo lo zaino e riparto. Un gelato e un chupito sono bastati per conoscere due persone dal sentore familiare.

foto chupito a pereje

Giovanni e Stefania, una giovane coppia catanese che come viaggio di nozze ha scelto il Cammino di Santiago. L’entusiasmo di Stefania era direttamente proporzionale alle imprecazioni di Giovanni. Ma noi donne, quando vogliamo, sì che riusciamo a farci scivolare di dosso certe cose come saponette all’olio di oliva. Se non è amore questo… dai su!

foto giovanni stefania e io
in questa foto noterete con estrema facilità il coercitivo sorriso di Giovanni, la smisurata soddisfazione di Stefania e il dolore di gambe che mi stringevo tra i denti

Ero solo al terzo giorno e il Cammino non mi aveva dato troppe alternative. Era tempo di affrontare il mio tormento più grande: un matrimonio fallito. Un matrimonio finito in amicizia, sì, ma comunque finito. Mi sembrava di essere in un adattamento contemporaneo del Canto di Natale di Dickens, dove i fantasmi del Natale passato, presente e futuro venivano a farmi visita. Con Massimiliano la realizzazione di un presente che continua a non suggerire alternative se non la chiusura di quella storia.

Con i due nuovi amici un tuffo nel passato, per imbattermi nel ricordo di dinamiche proprie di una coppia. In un rapporto che segue logiche intime ed esclusive. In loro ho rivisto un “noi” che ho combattuto e faticato tanto per convertire in “io”. Ho camminato al fianco di uno specchio che rifletteva quello che ero accanto ad un’altra persona, in un’unione suggellata da una promessa davanti a Dio. Pare che rivivere certe dinamiche o storie aiuti a superarle completamente. Certo, il tutto implica una bella tranvata al sistema psico-empatico-emotivo, ma prima o poi le cose vanno affrontate.

Il Cammino in qualche modo offre l’opportunità di riconciliarsi con il passato. E lo fa in modo violento, scaraventandoti in situazioni da cui non puoi fuggire. Al tempo stesso è clemente, perché mostra che nulla è andato sprecato se vissuto come lo si voleva vivere. Che il tempo perduto, in fondo, è stato un tempo goduto. Perché in quel momento e a quell’età, si rispondeva alla naturale necessità di assecondare certe dinamiche. Per crescere, per capire e per conoscere degli aspetti della propria vita che, forse, se non vissuti in due non si scoprirebbero. In un certo senso anche Italo Calvino mi dà ragione quando scrive nel Barone Rampante la seguente verità:

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.

La consapevolezza di chi si è e di dove si vuole andare, presto o tardi, arriva. L’importante è riconoscerla e ammetterla con coraggiosa sincerità. E tra risate, riflessioni, salti spazio-temporali che neanche con la DeLorean di Ritorno al futuro, vediamo l’insegna di Trabadelo. Io mi fermo qui, nell’albergue Casa Susi. Giovanni e Stefania, la meravigliosa Coppia che Scoppia, hanno ancora qualche chilometro da fare. Ma ci rivedremo. Ne sono certa.

foto casa susi
albergue privato casa susi

Mi scrollo dalle spalle la mochila, davanti la porta di un ostello privato: Casa Susi. Ad accogliermi c’è Fermin, baldo giovine spagnolo dalla gentilezza impagabile. Non mi stancherò di ripetere che mai, neppure per un attimo, le persone che ho incontrato lungo il cammino, mi hanno fatto sentire sola. 5 euro per un letto vero, in un’unica grande stanza pulita e deliziosa. 10 euro per una cena comunitaria con pellegrini mai visti prima.

foto casa susi
i letti, quelli veri, di casa susi

19.30: a tavola per la cena. Una coppia lesbo di Bruxelles, una manager francese, tre spagnoli, un’americana, un’australiana e due italiani. Sembra l’inizio di una barzelletta e invece è un tripudio di bicchieri rosati sollevati al cielo e racconti dal fascino surreale.

casa susi

Pensate che questo adorabile albergue dal nome femminile, è stato costruito su vecchie mura domestiche con una storia lunga 300 anni. Qualche anno fa, l’australiana Susi intraprese il Cammino di Santiago. Lungo la strada conobbe lo spagnolo Fermin, il quale innamoratosi follemente di lei, le chiese di sposarlo il giorno stesso. Lei disse di no, mi pare chiaro e decoroso. In alternativa, Susi propose a Fermin la favola che, ad oggi, stanno ancora felicemente vivendo. Mollare tutto e tutti per creare Casa Susi, proprio lì dove si erano incontrati. Poche coppie conosco così felici.
Quella cena è stata una delle più emozionanti del viaggio. Entrare a far parte della vita di sconosciuti con una estrema semplicità e gentilezza ti fa sentire in armonia con il mondo.

foto fermin e susi
fermin e susi

L’eccitazione di una giornata infinita sembrava non essere destinata a smorzarsi. La serata continua nel locale El Gastrobar con Claire, manager francese, Marion e Blondie, come la chiamavo io. Marion e Blondie sono una coppia lesbo, trasferitasi a Bruxelles dalla Francia. Blondie lavora come Sale Account Manager per Google Adwords. Marion è una ex economista rifugiatasi a vita di professoressa universitaria per avere il contatto con la realtà, quella vera, fatta di persone, e beneficiarne del calore. Entrambe, complementari l’una all’altra seppur estremamente diverse, sono state in grado di racchiudere in un concetto concreto, chiaro e pragmatico il mio matrimonio. Ne sono uscita disarmata e adulata, dal momento che Blondie mi ha confessato sia un vero peccato appartenga alla categoria etero. Ad ogni modo teniamoci in contatto Blondie, in caso dovessi avere ripensamenti e optare per un cambio sponda ti faccio un colpo di telefono.

foto el gastrobar
el gastrobar

El Gastrobar sembrava la sede de Il club delle prime mogli. Donne di ogni età che affrontavano discorsi più disparati in un inglese impastato di alcol e risate. Boccali di birra che mi sfrecciavano sotto gli occhi come rondini a primavera. Persino la proprietaria del bar era accoratamente partecipe delle nostre storie. Ogni tanto mi andava il pensiero alla sveglia delle 5 e provavo timidamente a farlo presente, ma ormai c’era un’euforia in quel bar che Paura e Delirio a Las Vegas scansati subito.

foto io claire blondie e marion
io, claire, blondie e marion

Mi rendo conto che poteva andare molto peggio… A mezzanotte urlavamo a gran voce il nome di Fermin per farci aprire la porta dell’ostello, che giustamente aveva chiuso con il chiavistello per i pellegrini morigerati che già dormivano.

Non ho mai desiderato così tanto infilarmi nel mio sacco a pelo. Improvvisamente avevo come la sensazione che il Cammino avesse iniziato a divorare quelle poche ore che mi separavano dal Cebreiro…

Mi attendeva qualcosa che mai avrei pensato di poter affrontare. Da sola.

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